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rubriche

a cura di Giuseppe Altamore
con il contributo del Patronato Acli  
n. 05 del  31 gennaio 2010 - Direttore: Antonio Sciortino
LA PENSIONE È DIMAGRITA - LE NUOVE REGOLE DAL 2010
IL PUBBLICO IMPIEGO

PIÙ LONTANA LA PENSIONE
PER LE DIPENDENTI STATALI

Da quest’anno è necessario aver compiuto 61 anni. Alcuni settori si salvano, tra cui le Forze armate.



Altra novità del 2010 riguarda le donne che lavorano nel pubblico impiego: da gennaio, infatti, è scattato l’aumento dell’età pensionabile. Per accedere alla pensione di vecchiaia è necessario aver compiuto 61 anni d’età. È il primo gradino che porterà all’innalzamento del requisito anagrafico da 60 a 65 anni entro il 2018, parificandolo a quello dei colleghi uomini.

Lo ha previsto la "Manovra d estate 2009" (Decreto legge 78/2009), in attuazione di una sentenza delle Corte di giustizia europea.

I nuovi requisiti anagrafici riguardano solo la pensione di vecchiaia e comprende sia i trattamenti liquidati nel sistema retributivo sia quelli liquidati secondo i requisiti del sistema contributivo. L’innalzamento del requisito anagrafico avviene con gradualità: lo "scatto" di un anno ogni 24 mesi. Da quest’anno, dunque, le lavoratrici, per accedere alla pensione di vecchiaia, dovranno aver compiuto 61 anni d’età; dal 1 gennaio 2012 servono 62 anni e così avanti con l’incremento di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino a raggiungere quota 65 anni a partire dal 1° gennaio 2018. Da questa data si avrà nel settore pubblico la parità tra uomini e donne.

Ecco gli effetti della nuova norma: una dipendente pubblica nata nel 1950 con le vecchie regole avrebbe raggiunto l’età pensionabile nel 2010, con le nuove disposizioni maturerà il requisito anagrafico nel 2011. Una donna del 1952, invece, maturerà il nuovo requisito anagrafico nel 2015 al compimento dei 63 anni, anziché nel 2012 a 60 anni, con un’attesa di tre anni in più.

Sono escluse dalle nuove disposizioni le lavoratrici che abbiano maturato entro il 31/12/2009 i requisiti di età (60 anni) e di contribuzione (20 anni, salvo deroghe di legge) richiesti dalla precedente normativa. Esse possono continuare ad andare in pensione con le vecchie regole anche dopo il 1° gennaio 2010 e potranno richiedere all’ente di appartenenza la certificazione di tale diritto. Le nuove regole non si applicano neppure alle dipendenti degli ordinamenti statali che prevedono requisiti anagrafici più elevati, né al personale delle Forze armate, Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia e Vigili del fuoco. È escluso anche il personale femminile di Poste italiane e delle Ferrovie dello Stato. Rientrano invece le lavoratrici del comparto sanità, in particolare il personale infermieristico, il cui regolamento organico fissava a 60 anni l’età di collocamento a riposo d’ufficio.

Potranno anticipare il pensionamento le lavoratrici che raggiungono, prima dell’età pensionabile, i requisiti richiesti per la pensione di anzianità (40 anni di contribuzione o la "quota" fissata).

I trattamenti di vecchiaia continuano a essere soggetti al regime delle decorrenze, le cosiddette "finestre", in vigore dal 2008, calcolate in base al trimestre di maturazione del requisito anagrafico e contributivo.




   
I LAVORATORI SARANNO TUTELATI IN TUTTA EUROPA
Dal 1 maggio entrerà in vigore il Regolamento (Ce) 987/2009, che detta le modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 883/2004, a suo tempo emanato per coordinare le norme di sicurezza sociale vigenti nei singoli Stati, con l’obiettivo di tutelare i diritti delle persone all’interno dell’Unione europea. L’innovazione più significativa riguarda la sostanziale affermazione del diritto di cittadinanza, che fissa principi e detta disposizioni non più per i soli lavoratori, ma per tutti i cittadini autorizzati a soggiornare legalmente in uno degli Stati membri dell’Unione. Altrettanto significative sono le norme che estendono la sicurezza sociale alle persone cosiddette "non attive": disoccupati non indennizzati, disabili, studenti, apolidi, profughi. In applicazione dei principi di non discriminazione e di parità di "trattamento", il Regolamento prevede che tutti i fatti verificatisi in uno Stato siano considerati utili ai fini del perfezionamento dei requisiti necessari per l’ottenimento delle prestazioni. Viene rafforzato il principio dell’applicazione della legislazione del Paese di occupazione, pur essendo consentite alcune deroghe. In ogni caso i lavoratori di uno Stato distaccati per un breve periodo in un altro Stato, restano assoggettati alla legislazione dello Stato di provenienza: la durata del distacco è elevata da 12 a 24 mesi. Sono inoltre ampliate le misure di tutela per i cosiddetti "frontalieri", che se disoccupati possono iscriversi presso gli uffici del lavoro sia dello Stato d’impiego, sia dello Stato di residenza.



 
Hanno collaborato alla realizzazione di questo dossier: Damiano Bettoni, Franco Bertin, Salvatore Satta, Claudio Piersanti e Giuseppe Argentino.



Pensioni e previdenza di Vittorio Spinelli

23/12/2008

Luci e ombre sull'invalidità

Nuovi ma timidi passi della previdenza sui sostegni, ancora insufficienti, ai cittadini invalidi. La burocrazia, con i suoi decreti e le sue circolari, solo in questo mese riesce ad aggiornare l'assegno del 2008, comunemente detto «l'accompagno», per l'assistenza personale e continuativa, necessaria per i pensionati di inabilità. L'assegno sale a 457,67 euro mensili ed i pensionati lo riscuotono in questo mese, insieme agli arretrati che l'Inps ha calcolato con effetto dal 1° gennaio scorso. Non vedenti. Ancora da definire invece, ma già all'esame del Parlamento (n. 406/S), una revisione delle norme a favore dei minorati della vista occupati presso i centralini telefonici. La proposta intende adeguare questa particolare fascia dell'invalidità al progresso tecnologico che ha investito il settore delle comunicazioni. In particolare, la riserva di legge sul collocamento obbligatorio dei centralinisti ciechi dovrà tener conto delle dimensioni dei call center e, qualora non esista un centralino, dei dispositivi passanti o dei derivati interni. Sarà fissato un muovo importo dell'indennità di mansione ai centralinisti, in modo da superare il collegamento stabilito dalla legge con l'analoga indennità ai dipendenti dell'Azienda di Stato per i servizi telefonici. Essendo questo ente soppresso da alcuni anni, occorre superare il vecchio importo di riferimento. Infine, ai soli fini del diritto alla pensione, l'aggiunta gratuita di quattro mesi di contributi in più per ogni anno di servizio, verrà adeguata al nuovo sistema di calcolo contributivo ed al calcolo misto. Appare opportuno che le misure indicate trovino un raccordo con quelle della riforma, più volte annunciata, dei lavori particolarmente usuranti, fra i quali sono già comprese le attività dei centralinisti ciechi. Grandi invalidi. I grandi invalidi di guerra e per servizio possono ottenere un assegno sostitutivo dell'accompagnatore militare (non più in vigore) oppure di un accompagnatore del servizio civile. Da quest'anno " come ha stabilito un decreto in data 8 novembre ", l'importo mensile dell'assegno registra una riduzione e passa dai 900 euro del 2007 ad 878 euro nel 2008. Anche l'assegno in misura ridotta del 50% ai grandi invalidi con menomazioni di gradi inferiori scende oggi a 439 euro dai 450 dello scorso anno. Le riduzioni sono vincolate alle disponibilità finanziarie risultanti dal bilancio dello Stato. L'assegno è pagato, a richiesta degli interessati, dalle amministrazioni e dagli enti pensionistici che già provvedono al trattamento di pensione. Le domande devono essere presentate entro il prossimo 31 dicembre e valgono per l'intero anno 2008. Chi ha richiesto l'assegno per la prima volta lo riceverà a partire dal mese successivo alla domanda. Oltre allo svantaggio dell'importo ridotto, gli invalidi sono soggetti anche a un filtro nell'accoglimento delle domande, in base al maggiore grado di invalidità e, nell'ordine, secondo la data di presentazione delle domande.


Sentire la speranza
a cura di Roberto Mancini

09/12/2008(Avvenire)

Noi, nati per diventare quello che siamo

Vista in superficie, la vita non appare luminosa perché prevale il patire. L'esistenza sembra risolversi in un invecchiare inesorabilmente fino alla morte. Se non è spezzata prima. Eppure è la vita stessa che ci chiede di aderire aD essa e averne cura, di appassionarci, di trovare motivazioni, affetti, valori, senso. "Respirare " dice Albert Camus " è un giudizio di valore": vuol dire che scegliamo di accettare il dono oscuro della vita. Ma, più che un destino, cerchiamo una destinazione. Il patire ci colpisce non come farebbe con esseri puramente naturali. Essi subirebbero ogni colpo come un fatto e basta, senza la profondità conferita dalla dignità e dalla libertà, dall'autocoscienza e dalla responsabilità, dall'essere in attesa e dall'amore. Il dolore è così acuto per noi proprio perché aneliamo alla felicità e alla liberazione da ogni male. Lo sguardo sulla vita cambia se comprendiamo che in essa non contano solo i fatti belli o tragici, conta la risposta che sappiamo dare a ciò che accade. L'identità originale di ognuno prende forma in questa responsabilità ineludibile. E se l'angoscia non ci chiude gli occhi, scopriamo che abbiamo in noi non solo sentimenti oscuri e impulsi distruttivi, ma anche energie luminose, autentiche forze di trasfigurazione dell'esistenza: la libertà, il desiderio, l'intelligenza, la fiducia, la speranza, la creatività, la capacità di volere e di fare il bene. Quando assumiamo lucidamente tali energie, la vita finalmente si rivela nella sua impensata direzione di verità. Essa non ci chiama a invecchiare e a morire, ci chiama a nascere del tutto. María Zambrano, una donna che ha patito per quasi tutta la vita l'esilio e la povertà, eppure una delle voci più luminose della filosofia del Novecento, riconosce nell'essere umano non un soggetto concluso, ma una creatura nascente, tendente a un compimento che non è la morte, perché è invece il divenire veramente persona. Non è un cammino facile. Spesso, anziché seguire la vocazione a esistere nascendo, deliriamo, cioè passiamo il confine della nostra via specifica verso la felicità e inseguiamo un'immagine di noi stessi che è falsa. Delirare significa sprecare la propria esistenza in questo equivoco. Oppure, presi dalla paura verso quanto potremo incontrare, cerchiamo di tornare indietro, di disnascere, per rifugiarci in uno spazio protetto ma statico. Come un seme che rifiuta di entrare nella terra e non porta frutto. Siamo invitati a qualcosa di meglio che delirare o disnascere. Impegnarsi a nascere veramente vuol dire partorire in noi stessi un modo d'essere che trasforma in amore creativo sia gli impulsi interiori sia gli effetti su di noi degli eventi esterni. Espressioni concrete del nascere come persone compiute sono l'esercizio del pensiero critico, la mitezza, il perdono, l'aiuto dato agli altri nel loro tentare di nascere, l'azione politica nonviolenta per la giustizia. E anche " dice Zambrano " la risposta filiale a un Dio che resta sconosciuto e crocifisso finché non accettiamo di esistere come figlie e figli. Cioè come sorelle e fratelli nei confronti di tutti. Solo allora egli è riconosciuto come Padre. In questa filialità che non è subordinazione gli esseri umani diventano quello che sono in verità. Non semplicemente degli esseri mortali, ma delle creature divine, amate per sempre. Se siamo chiamati a completare la nostra nascita, non è invano. Non si nasce per nascere, né per morire. Si nasce per entrare in una comunione grande come la vita di Dio.


GLI EQUIVOCI SULLA DEPENALIZZAZIONE dell'omosessualità.

UNA BUONA CAUSA NON SI SERVE DI ARGOMENTI PESSIMI

FRANCESCO D’AGOSTINO - © Copyright Avvenire, 3 dicembre 2008


Come si difende una buona causa? Usando buoni argomenti.
Quando si rileva che i fautori di una buona causa usano pessimi argomenti (o, peggio ancora, equivoci), si ha il dovere di prendere le dovute distanze, per non rimanere invischiati in errori inammissibili e per non contribuire – anche non intenzionalmente – a diffonderli ulteriormente. La proposta per la depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, che la Francia a nome dell’Unione europea sta per presentare all’Onu , è un perfetto esempio di quanto appena detto e bene sta facendo la Santa Sede (nella persona di monsignor Celestino Migliore) a denunciare non la proposta in quanto tale, ma le indebite motivazioni che la sorreggono.

Purtroppo, i principali quotidiani italiani hanno presentato ai loro lettori questa notizia in modo assolutamente deformato e sono in qualche caso perfino arrivati a far intendere che la Chiesa, pur di non rinunciare alla sua cieca omofobia, preferisce non portare fino in fondo il suo contributo alla lotta contro la pena capitale, che è ancora incredibilmente prevista come sanzione per gli omosessuali in non pochi Stati del mondo.

Il fatto che la Chiesa abbia orrore per la pena di morte e in particolare per quella minacciata e inflitta agli omosessuali è talmente ovvio, che il solo ribadirlo è quasi umiliante (e comunque è stato ampiamente ribadito).

Il vero punto della questione, che i commentatori antipatizzanti e prevenuti non hanno saputo cogliere, non è però il no alla pena di morte per gli omosessuali, bensì un altro. È infatti chiaro che la giustissima campagna contro questo particolare uso della pena capitale dovrebbe iscriversi nella più generale campagna contro qualsiasi pratica patibolare. Ad essa invece si è addebitata anche (o principalmente? il dubbio è legittimo) la funzione di far fare un passo avanti alla teoria del 'genere': i veri diritti da riconoscere agli omosessuali non sarebbero quelli che doverosamente vanno riconosciuti a tutti gli esseri umani, ma i particolarissimi diritti del 'genere'.

Ciò che si vuole, in buona sostanza, è portare avanti, fino alla definitiva legittimazione, e ai massimi livelli della comunità internazionale, l’idea secondo la quale l’identità sessuale non è un dato biologico, ma il prodotto di scelte personali, individuali, insindacabili e soprattutto meritevoli di riconoscimento e tutela pubblica (in questo appunto si sostanzia la pretesa del riconoscimento del matrimonio tra omosessuali).

Se così stanno le cose, e mi sembra difficile dubitarne, l’atteggiamento di chi è invitato ad appoggiare la campagna contro la criminalizzazione dell’omosessualità non può che condensarsi in un no, un no esplicito, fermo, sereno e 'argomentato'; un no caratterizzato dalla profonda amarezza di chi deve prendere atto di come una battaglia nobilissima come quella contro la pena di morte venga indebitamente strumentalizzata.
Ribadiamolo quindi ancora una volta, con infinita pazienza e senza lasciarci turbare dall’esasperazione linguistica, dalle stigmatizzazioni e perfino dagli insulti che si rilevano in coloro che sono scesi in campo per stigmatizzare l’arcivescovo Migliore: nulla si toglie alla dignità e ai diritti delle persone omosessuali, negando che la loro sia un’identità di genere, sostenendo (in coerenza con la storia di tutta l’umanità e di tutti i popoli) che il matrimonio è esclusivamente un vincolo tra uomo e donna, finalizzato a garantire socialmente l’ordine delle generazioni. Ricordare le violenze subite nella storia dagli omosessuali è doveroso, ma non è argomento sufficiente per indurci a ritenere che le pratiche omofile (peraltro del tutto lecite, ove si diano tra adulti consenzienti) debbano ottenere un riconoscimento pubblico, istituzionale e giuridico, quale quello coniugale.
È tempo che si chieda a tutti coloro che promuovono iniziative internazionali con forti ricadute di tipo 'antropologico' (come quelle che coinvolgono le nuove frontiere dei diritti umani) l’onestà intellettuale di non assumere atteggiamenti ideologici unilaterali, spesso inutilmente provocatori, e di prestare attenzione e rispetto a visioni del mondo e dell’uomo, come quella cristiana, che non rappresentano gli interessi di lobby, potenti, ma effimere, bensì il condensato del buon senso umano.


Pensioni e previdenza
a cura di Vittorio Spinelli

09/12/2008 (Avvenire)

Precari, una nuova indennità


Una nuova indennità è in arrivo il prossimo anno per i lavoratori precari, in particolare i collaboratori a progetto. Il beneficio è previsto dal pacchetto di misure contro la crisi e va incontro allo stato di disagio economico di una larga fascia di giovani e meno giovani (stimati fino a 100mila) che svolgono una collaborazione senza molte garanzie e soprattutto senza certezze per il futuro. L'indennità di disoccupazione dei co.co.pro., prevista per ora a titolo sperimentale, sarà concessa durante il triennio 2009/2011. L'importo dell'indennità, una tantum, varia secondo il reddito percepito l'anno precedente; in linea di massima si aggira tra i 600 e i 1.300 euro e corrisponde al 10% del compenso percepito esclusivamente a titolo di collaborazione. La norma sembra escludere il possesso di redditi percepiti ad altro titolo. Il pagamento, a cura dell'Inps, avverrà in un'unica soluzione. Le condizioni stabilite per ottenere questa straordinaria indennità sono diverse e devono essere soddisfatte tutte insieme: a) aver collaborato con un solo committente; b) il reddito personale dell'anno precedente deve essere compreso tra 5.000 e 13.819 euro (pari al reddito minimale per i commercianti) e devono essere stati accreditati nella Gestione dei collaboratori almeno tre mesi di contributi; c) anche nel 2009 devono risultare accreditati contributi per almeno tre mesi; d) avere almeno due mesi scoperti di contributi, nell'anno di riferimento, a causa della mancanza di lavoro; e) la collaborazione a progetto deve essere stata svolta in zone o settori dichiarati in stato di crisi. Dall'indennizzo sono esclusi, oltre ai semplici collaboratori coordinati e continuativi, anche gli iscritti alla Gestione separata in qualità di liberi professionisti senza una propria cassa di previdenza. Si presume che l'esclusione valga anche per i collaboratori che volontariamente interrompono la conclusione del progetto, fatta eccezione per le collaboratrici in stato di maternità che avranno poi titolo alla relativa indennità. Terremoto Marche e Umbria. Si chiude nei prossimi giorni la sospensione dei contributi previdenziali per i collaboratori, dovuti nelle zone delle Marche e dell'Umbria colpite dal sisma del 1997. Il precedente rinvio dei versamenti è stato ulteriormente differito. Ora, con una rituale domanda all'Inps entro il prossimo 29 dicembre (il termine stabilito del giorno 27 cade di sabato), si può usufruire del pagamento agevolato del solo 40% dell'ammontare dei contributi sospesi, al netto dei versamenti già fatti fino al 10 aprile 2008. Il versamento residuo potrà avvenire in 120 rate mensili (minimo 50 euro) uguali e consecutive a partire dal 16 gennaio 2009. Chi non vuole avvalersi della definizione agevolata del 40%, deve versare in 56 rate se già residente in un comune disastrato e in 176 rate se il comune fu inserito fra quelli danneggiati con ordinanza sindacale di sgombero. Un'occasione interessante per i collaboratori dell'epoca.

Previdenza e clero
a cura di Vittorio Spinelli

04/12/2008  (Avvenire)

Social card per pochi religiosi

Le ultime precisazioni del Ministero delle Finanze sui requisiti richiesti per ottenere la «carta acquisti», riservata ai cittadini in condizioni economiche disagiate, inducono a rivedere le prime informazioni che circolavano su questa novità. Con l'effetto che l'ingresso della social card nelle case religiose, a vantaggio delle suore e dei monaci anziani, sarà ancora possibile ma risulterà limitata ad una ristretta fascia di beneficiari, anziché all'intera platea degli anziani che vi risiedono. Il requisito principale " l'età minima di 65 anni " si accompagna alla condizione di «soggetto incapiente», cioè di persona la cui imposta Irpef risulti pari a zero nei due anni che precedono la richiesta della social card. Il non possedere redditi (condizione propria dei religiosi fino ai 64 anni di età) e quindi l'assoluta inesistenza dell'Irpef nell'anno o nei due anni anteriori alla richiesta della carta, anziché agevolare, impediscono l'immediato diritto al beneficio. È il caso del religioso che da quest'anno ha ricevuto l'assegno sociale avendo compiuto l'età, e che negli anni 2007/2006 non è stato neppure interessato alle dichiarazioni dei redditi. Questa condizione lo costringe ad attendere l'età dei 66 (oppure dei 67) anni, prima di avere diritto alla carta nel 2009 (o nel 2010), sempre che il sistema dell'agevolazione, come impostato, prosegua senza altre modifiche. A questo primo scoglio, se ne aggiunge un altro ancora più insormontabile. Redditi minimi. Al momento della richiesta, il religioso di età fra i 65 e i 69 anni non deve possedere redditi o trattamenti di pensione superiori a 6.000 euro l'anno, sempre con Irpef pari a zero. In questo arco di età, il religioso percepisce di norma la vecchia pensione sociale oppure l'assegno sociale, i cui importi (rispettivamente 4.344 euro e 5.761 euro) rientrano pienamente nel tetto stabilito. Se l'interessato ha chiesto sull'assegno sociale anche la maggiorazione di 580 euro l'anno, prevista per i redditi più bassi e ne hanno in pratica diritto tutti i religiosi, viene ampiamente superato il tetto dei 6.000 euro. Conseguenza: la social card non spetta a nessun religioso fino ai 69 anni di età. Settantenni. Le cose cambiano per i religiosi con almeno 70 anni. Per questa fascia risulta rispettata la condizione di «soggetto incapiente», mentre il limite complessivo a redditi e pensioni è elevato a 8.000 euro, sufficiente quindi a farvi rientrare tutti i religiosi con l'assegno sociale anche con maggiorazioni. Per ottenere la social card occorre compilare appositi moduli, con attestazione Isee, presso gli uffici postali. I religiosi fisicamente impediti possono intestare la tessera a un'altra persona, che ne diverrà il titolare a tutti gli effetti. Per norma, il delegato non può ricevere più di due deleghe. È fatta eccezione per chi utilizza la tessera per conto di ricoverati in case di cura o di assistenza oppure di chi vive nelle comunità religiose.

CRISTIANESIMO CATTOLICO
Christi Ecclesia subsistit in Ecclesia catholica

mercoledì, 19 novembre 2008
Donata al Papa la “Summa Daemoniaca”
Padre Fortea dona la sua Summa Daemoniaca al Papa e ne elogia il Magistero: “Sostiene gli esorcisti e fa di tutto per difenderci da Satana”

da Petrus (19/11/2008)


''Benedetto XVI è il Papa che nell'età moderna più ha fatto per gli esorcisti'': lo ha detto a Petrus padre Josè Antonio Fortea (nella foto), il più famoso esorcista spagnolo, al termine dell'Udienza Generale del Mercoledì cui ha pro parte. Fortea ha spiegato di essere venuto a Roma per donare copia del suo libro, appena pubblicato in Italia (Summa Daemoniaca, Tre Editori), a Benedetto XVI il quale, ''nel ribadire con forza l'esistenza del diavolo, ha mostrato un'attenzione molto grande nei confronti del ministero degli esorcisti, coloro che sono in prima linea nella guerra contro Satana''. Summa Daemoniaca è un trattato di demonologia e al tempo stesso un manuale per esorcismi, presentato attraverso la forma delle domande e delle risposte per raggiungere un pubblico più vasto possibile fatto di sacerdoti ma anche di laici. Fortea sottolinea che il Papa, nel denunciare persistentemente la presenza del demonio nel mondo, vuole avvertirci del pericolo e consentirci, con l'aiuto di Dio e dei suoi soldati, gli esorcisti, di scacciare la minaccia che grava su di esso. E il sacerdote spagnolo ricorda che se il demonio può "possedere" gli esseri umani, può anche "infestare" i luoghi e che per questo lo sforzo di liberazione è talora tanto più grande e necessario.




Sante Letture - Un manuale per riconoscere e sconfiggere il Diavolo


CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI ha confermato che 'Il Diavolo esiste'. Ma come fanno gli uomini comuni i quali pur avendo fede sono privi di conoscenze teologiche, a riconoscerlo, a difendersi? E a difendere i loro cari? Li aiuta ora il libro del piu' grande esorcista spagnolo, padre J. A. Fortea: 'Summa Daemoniaca' (Tre Editori, pp. 260, 18 euro), trattato di demonologia e manuale dell'esorcista. Il libro e' il piu' completo trattato al mondo sul Demonio ed e' destinato non solo ai laici ma ai sacerdoti non provvisti di preparazione sufficiente per combattere Satana quando questi decide di prendere possesso di un'anima. O di tentare di impadronirsi, attraverso un'anima, del mondo, o fare comunque del male in grande stile. Come avvenne, suggerisce l'autore, con Hitler ed altri. Fortea avverte che il Male e' infinito, che Auschwitz e' solo un terribile esempio possibile, e che non esiste il relativismo morale: il Male e il Bene sono concetti universali. E mira a darci un criterio per saper giudicare, per individuare le pieghe tra le quali si nasconde la strategia di Satana, e poterla cosi' sventare. E dalla sua piccola parrocchia, il sacerdote conduce una dura battaglia giornaliera contro il Demonio, con i suoi libri e con gli esorcismi. 'Summa Daemoniaca' e' intesa come un'opera da consultare spesso, se non portarla sempre con se' come fanno alcuni di coloro che accorrono da Fortea. Talora l'esorcista e' sicuro di scontrarsi con il Demonio impossessatosi di un corpo, e talora di avere davanti a se' solo la vittima di una crisi personale, o di una malattia. Ma l'incontro vale sempre la pena averlo, perche' se si crede ci si accorge che il Diavolo non e' solo un'immagine; e se non si crede, si puo' comunque assistere all'impegno di un uomo che ci ricorda che il Male peggiore e' l'odio: nei confronti di Dio, degli altri e di noi stessi.

Previdenza e clero
a cura di Vittorio Spinelli

09/10/2008(Avvenire)

Pensioni, un «punto» per il 2009

Aumenta la remunerazione dei sacerdoti nel 2009. Lo ha deciso il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana nel corso della sessione autunnale che si è conclusa da alcuni giorni. Il Consiglio ha fissato a 12,36 euro il valore monetario del «punto», cioè la misura con la quale si calcola il sostentamento del clero, con effetti dal 1° gennaio 2009. Rispetto al valore di 12 euro tondi, in corso quest'anno, il «punto» registra un incremento del 3%. Un aggiustamento che tuttavia si assesta su un gradino inferiore all'andamento dell'inflazione rilevato dall'Istat. Anche i precedenti adeguamenti del «punto» sono sempre stati inferiori ai livelli ufficiali dell'inflazione. Per effetto del nuovo valore monetario, la remunerazione mensile minima di un giovane sacerdote, senza indennità di alloggio, salirà a 988,80 euro lordi (attualmente è di 960,00), da assoggettare poi alle ritenute fiscali. Altro esempio: un sacerdote nella media del servizio pastorale (vale a dire con 35 anni di anzianità nell'esercizio del ministero, parroco ed anche insegnante di religione con orario settimanale di 17 ore, con punteggio aggiuntivo per l'alloggio) passerà invece dagli attuali 1.464,00 euro ai 1.507,92 euro lordi mensili da gennaio 2009. Su questo esempio è stata considerata anche la recente elevazione del punteggio, in vigore da quest'anno, che spetta alla maturazione del settimo scatto di anzianità. Le nuove misure delle remunerazioni spettano anche ai sacerdoti stranieri presenti in Italia e che svolgono, alla pari di un sacerdote italiano, un servizio pastorale a tempo pieno a favore di una diocesi italiana. Allo stesso modo, ne hanno diritto i sacerdoti italiani, non residenti in Italia e operanti all'estero per conto di diocesi italiane (fidei donum). Tuttavia, data la grande disparità di condizioni e di costo della vita esistenti nei Paesi nei quali si svolge il loro servizio, la remunerazione è ripartita per il 32% a carico della diocesi estera di destinazione, per il 23% a carico della diocesi italiana, per il 45% a carico del rispettivo Istituto diocesano in Italia. L'adeguamento delle remunerazioni dei sacerdoti, sia italiani sia stranieri già inseriti nel sistema, sarà eseguito automaticamente a cura dell'Istituto centrale che gestisce il sostentamento del clero. Mediamente, il sacerdote italiano inserito nel sistema riceve una remunerazione corrispondente a circa 100 «punti». Facoltà teologiche. Il Consiglio della CEI ha inoltre stabilito in 100,00 euro la quota della remunerazione che le Facoltà teologiche e gli Istituti superiori di scienze religiose devono assicurare ai sacerdoti impegnati in qualità di docenti stabili e di officiali a tempo pieno (segretario, economo, bibliotecario ecc.). Non si tratta quindi di un aumento netto della remunerazione, ma di un alleggerimento, a carico del sistema di sostentamento, degli oneri che fanno capo alle Facoltà e agli Istituti.

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