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riflessioni

La nostra missione

RIFLESSIONI PERVENUTE

La redazione esamina il materiale pervenuto riservandosi, per motivi di impaginazione, il diritto di tagli o leggere modifiche al testo senza alterarne il contenuto, di cui comunque rimane responsabile l’autore.


GMG diocesana: giovani e famiglie


Domenica 1 aprile 2012, Domenica delle palme, si è celebrata la XXVII Giornata mondiale della gioventù.
Come ormai succede da qualche anno, a Senigallia si è voluta celebrare la GMG insieme alla giornata diocesana delle famiglie in quanto si ritiene, giustamente, che giovani e famiglia sino indivisibili e anche per creare quella pastorale integrata che tanto si cerca di attuare con il Sinodo. La GMG e la festa delle famiglie diocesana si sono svolte in Piazza del Duca a Senigallia, dove i giovani hanno animato il pomeriggio con il concorso per gruppi musicali "Concorsinodo", mentre le famiglie hanno partecipato all'incontro con il sociologo Massimiliano Colombi sul tema "
Famiglia, scuola, sport e tempo libero: chi educa?".  Dopo questi due momenti  alle 18 è partita la processione con le palme che i giovani hanno animato, con canti e riflessioni prese dal messaggio che il Papa Benedetto XVI ha dato ai giovani quest'anno, dal titolo "Siate sempre lieti nel Signore" (Filippesi 4,4).
La processione è terminata in Cattedrale, dove c'è stata poi la preghiera con il Vescovo.
Come referente del nostro gruppo di Genitori Testimoni di Speranza sono stata contattata il venerdì 30 marzo dalla Commissione famiglie perché proponessi al Vescovo una domanda sul senso della gioia nel dolore.
Non sapevo se l'avrebbero accettata, era solo una proposta, ma con il cuore colmo di speranza l'ho pensata e inviata alla Commissione. La domanda è stata accettata e quella sera è stata inserita tra le domande da fare al Vescovo sotto forma di dialogo.
Quando è venuto il momento di andare a leggerla, vi confesso che mi batteva fortissimo il cuore: è strano, non è la prima volta che  salgo sull'altare per leggere, ma quella domanda pensata per ciascuno di noi, la cui risposta credo cerchiamo tutti noi, mi aveva emozionata tanto.
In verità vi devo confessare che l'emozione era forte anche perché all'ingresso della processione con le palme in Cattedrale, c'erano tutti questi giovani che cantavano e sorridevano e la gioia era nei loro cuori. E quando li ho visti, mi è sembrato di vedere anche i nostri figli, mi sembrava che ci fossero tutti, dal primo all'ultimo i nomi del "nostro" elenco di angeli mi risuonavano nel cuore. Così con il cuore pieno di emozione ho letto la domanda:  "Nella vita ci sono sofferenze che arrivano contro ogni nostra aspettativa. La fragilità rimane una grande sfida, che ha sempre suscitato interrogativi e dubbi. Se il Signore ci ha creati per la vita e per la felicità, perché, allora,
permette il dolore e la morte? Quante domande di fronte a un dolore o a un lutto che fa
sanguinare il cuore! La sofferenza e la morte sono la più grande sfida contro Dio, perché facciamo fatica ad accettare la scuola della sofferenza.
Nonostante tutte le nostre riflessioni, infatti, la debolezza, il dolore e la morte rimangono un mistero. Ecco allora che nel nostro cuore sorge la domanda: è veramente possibile vivere nella gioia anche in mezzo alle tante prove della vita, specialmente le più dolorose e misteriose? Che cosa possiamo sperare?".
Il Vescovo ha preso un attimo il respiro, si sentiva che anche lui era emozionato, credo veramente che lui abbia molto a cuore il nostro gruppo.
Poi con un grande sorriso ha risposto: "Nella vita prima o poi si affaccia sempre qualche prova, qualche sofferenza. Noi vorremmo che filasse sempre tutto liscio, come l'olio, ma chi non ha mai avuto da affrontare qualche prova?
In  famiglia, nella scuola, nel lavoro, può capitare: un abbandono, una delusione, un dolore, una malattia, può capitare che dei genitori perdano un figlio…e allora nel nostro cuore ci si chiede perché?...beh io non so rispondere.
Non so rispondere, perché è un mistero, anche per me la morte, il dolore sono misteri…però so nonostante ci siano prove terribili, dolori immensi, la fede può dare un senso al dolore, Cristo può darci forza e speranza anche in mezzo alle situazioni più difficili.
Il Papa nel messaggio ai giovani ha citatole figure di due giovai morti molto giovani e proclamati beati, Piergiorgio Frassati e Chiara Badano, due giovani che nonostante le prove e la malattia
hanno saputo essere gioiosi testimoni di Cristo. Qui a Senigallia da vari anni è nato un gruppo, un'associazione di genitori che hanno perso i figli. L'associazione si chiama "Genitori Testimoni di Speranza".
Sono genitori che hanno avuto una prova grandissima, genitori che hanno un dolore immenso nel
cuore ma anche tanta serenità e tanta speranza, perché loro sanno che i loro figli li hanno persi solo per poco, sanno che la vita dei loro figli non è conclusa, ma continua, sanno che un giorno li ritroveranno.
Come diceva Lucio Dalla "La morte è il primo atto della vita", proprio per dire che morte non
è l'ultima parola, dopo la morte c'è la vita vera, la vita eterna. E poi siamo nella settimana santa e io non posso non parlare del grande dono che Dio ci ha fatto, in Cristo Crocifisso e risorto per noi. Ecco perché il cristiano autentico non deve essere disperato o triste, perché la gioia cristiana non è
una fuga dalla realtà, ma una forza soprannaturale per affrontare e vivere le difficoltà quotidiane, sapendo che Cristo crocifisso e risorto è sempre con noi, è l'amico fedele, perché quando partecipiamo alle sue sofferenze, partecipiamo anche alla sua gloria. Con Lui e in Lui, la sofferenza si trasforma e diventa amore. Ed è lì che dal dolore nasce la gioia
Coraggio!".  Credo che queste parole per noi possano essere conforto e speranza in questi giorni che ci avvicinano alla Pasqua. E possono anche darci la forza e il coraggio di diventare noi stessi testimoni di gioia e conforto per gli altri che sono nel dolore.
Allora prendendo a prestito le parole del Papa, auguro a ciascuno di noi, di "diventare missionari della gioia, portando a coloro che soffrono e a coloro che sono in ricerca, la gioia vera che solo Gesù può donare!
Che la Vergine  Maria ci introduca nella gioia che nessuno potrà toglierci!"
             BUONA PASQUA DI RESURREZIONE!!!!!

                                                                                                      (Gabriella Romano)

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, chi crede
in Lui ha la vita eterna”
                                                                                                                                                                                                                                                     (Giovanni 3,16).   
                                            
Riflessione


  Cos’è la Pasqua oggi? La condizione consumistica, il pranzo in famiglia, magari con una tavola imbandita di ogni leccornia? Ci si è dimenticati di ciò che significa veramente questo giorno? Di qual dono ci ha fatto Gesù? Dopo un periodo di passione intensa fino a una morte atroce, è risuscitato per donarci la vita eterna, oltre a questo ha fatto molto di più: per essere sempre vivo in mezzo a noi ha istituito l’Eucarestia.
Che cosa possiamo fare se non ringraziare continuamente Gesù che si è reso disponibile, a essere sempre vicino a noi anche nei momenti più difficili, donandoci la certezza della vita dopo la morte? Con il triduo pasquale che comprende l’istituzione dell’Eucarestia, la condanna, la morte e la risurrezione di Gesù, Dio Padre ha voluto far capire al mondo l’amore che continuamente ci dona in quantità incalcolabile purché noi glielo chiediamo aprendo il nostro cuore.
Vorrei quindi chiudere questa riflessione con le parole di San Francesco:
“Laudate et benedicite, mi Signore, et ringratiate et serviateli cum grande humilitate”
Lodate, benedite, ringraziate e servite il Signore con grande umiltà. E’ questa la via della salvezza e della felicità.
Sergio Grassi
Pasqua 2009.-

                                                                                                                                               


del 18.12.2008
La corporeità di Dio

Ciò che per noi è ovvia ripetizione,in sé è l'inaudito, l'impensabile,tanto che per questoil cristianesimo si differenzia datutte le altre religioni, anzi, per ilteologo Karl Barth, il cristianesimo non è religione, ma fede. Lareligione è lo sforzo dell'uomo di oltrepassare i limiti della finitezza e raggiungere Dio, mentre la fede fiducia e accoglimento amoroso di Dio che per primo prende l'iniziativa e si rivolge all'uomo.Dio entra nell'orizzonte dell'uomo assumendo la nostra carne. Il corpo non è l'involucro, tanto meno l'antagonista dell'anima. Integrato nell'unità della persona, il corpo è la sorgente di quella spinta vitale che pervade l'essere e l'agire dell'uomo. Dalla profonda misteriosità del corpo sale una voce che percorre tutti i livelli della persona per giungere sino all'invocazione religiosa. La prospettiva del corpo caratterizza lo stile del
cristianesimo, Il corpo sofferentennanzi tutto. Dio nasce tra i più poveri, una corporeità segnata dalla privazione, muore tra quanti subiscono il supplizio più feroce,con la carne a brandelli che ha perduto ogni parvenza di umanità, maledetti dagli uomini e da tutte le divinità. L'esperienza cristiana non si svolge nell'aria rarefatta del tempio e nella separatezza del sacro, ma nella prossimità di un corpo sfigurato dalla fame, dalla sete, dalla nudità, dalla malattia…Il buon samaritano non pensa minimamente di entrare nel tempio, forse non è credente, ma incontra Dio mentre cura "lo sconosciuto prossimo" sfigurato dalla violenza. Il natale celebra un corpo che germina nel seno di una donna, rapporto costantemente segnato da una struggente antinomia: la madre sente questa nuova vita come parte integrante della sua carne e nello stesso tempo nedeve salvare l'autonomia. Le emozioni e i sentimenti che colorano questa dialettica condizioneranno la persona in tutti gli aspetti della sua vita. Il bambino che vive il contatto fisico con il corpo della madre acquista serenità nella scoperta del mondo e nell'intessere relazioni umane. Il natale ci ricorda questo rapporto di tenerezza tra Gesù e sua madre. Le donne sanno meglio capire le sfumature e le vibrazioni dello spirito in questa situazione. Dovrebbero annunciare loro il natale di Gesù per sperimentare il perenne natale dello spirito. La sacralizzazione operata dalla casta sacerdotale ha sublimato e cancellato le venature della corporeità nell'esperienza cristiana.


Un ulteriore aspetto della corporeità nella fede cristiana: il problema di ogni religione è di mediare la distanza tra Dio invisibile e l'uomo legato alla dimensione corporea. In genere la mediazione è operata dall'oggettosacro (luogo, cosa, parola…) che, in quanto oggetto, è percepibile, ma in quanto sottratto all'uso

umano e deputato a rappresentare dio, costituisce un ponte di comunicazione. Il tempio è il luogo

opportuno per parlare a Dio e li posso attendere la sua risposta di grazia. Il cristianesimo non ha bisogno del sacro perché lo stesso Dio assume il corpo umano, entra nel nostro orizzonte e intesse un dialogo con noi. Il Dio cristiano si esprime nella concretezza del vivere alla ricerca di un senso, non nella sacralità che comporta sempre separazione e sottrazione dalla vita. Gesù per lasciare un ricordo di sé e per garantire la

sua presenza nel corso dei secoli tra i suoi seguaci, non ha pensato a un rito nel tempio, ma a un gesto radicato nella corporeità: il mangiare a mensa per nutrire il corpo e per vivere i legami di affetto.

Spezzare e condividere il pane racchiude in sé un progetto di nuova società. Purtroppo nel terzo secolo è nata la distinzione tra clero e plebe, il clero ha assunto una organizzazione sacerdotale sul modello della legge mosaica. Il sacerdote, in quanto gestore del sacro, tende a sacralizzate l'esperienza di fede cristiana: così la cena diventa sacrificio, la mensa diventa altare, la convivialità si trasforma in venerazione…alla fine il popolo si è inteso estraneo e perciò ha abbandonato. Ripensare l'incarnazione per valorizzare la dimensione corporea attraverso l'insostituibile voce della donna (mulieres in ecclesia taceant ?) potrebbe aiutarci a recuperare l'originaria autenticità della fede nel Verbo fatto carne.

don Vittorio Mencucci

                                                                        Santo Natale 2008       

E’ di nuovo Natale.
Gli anni passano come un soffio (salmo 143, 1-4)  Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato ( salmo90,  1-4 ) Forse tutto questo potrebbe essere triste se lo guardiamo con occhi umani; come se la vita terrena fosse la sola vita che esiste.
Questo non è certamente per noi, perché abbiamo una parte di noi stessi in cielo e certamente aneliamo a riunirci.
 Per noi Natale è Dio che viene vicino a chi soffre, per un progetto ben preciso,un progetto di amore e di salvezza, di cui ne siamo parte e lo sperimentiamo ogni giorno.
Cosa sarebbe di noi se non ci fosse questa grande speranza ?
Gesù è venuto in mezzo a noi:
Non per toglierci dalla morte;   perché Lui l’ha attraversata.
Non per toglierci il dolore;        perché Lui l’ha vissuto.
Non perché non ci fossero difficoltà e problemi;  ma per insegnarci come attraversarli.
Non perché l’uomo voglia Dio secondo la sua giustizia;  ma perché l’uomo possa vivere a sua imitazione.
Non è venuto a prometterci la felicità in questo mondo; ma è venuto a prometterci la felicità eterna nel suo regno senza più lacrime dolore e morte.
La nostra vita può cambiare se ci affidiamo a Lui, se confidiamo in Lui, se ci lasciamo consolare da Lui e se ogni volta che ci troviamo in difficoltà ci abbandoniamo  come bambini in braccio a suo Padre, perché solo Lui conosce tutti i nostri bisogni e sa come risolverli ( sempre se noi  glielo permettiamo)
Ogni Santo Natale ci dà la possibilità di rinascere di nuovo con Gesù per lasciare il nostro dolore, le nostre malinconie nelle mani del Padre e iniziare una nuova vita di pace e serenità in vista di quella eterna


                                                                                                            Anna  Sartini

RIFLESSIONI ( l’uomo e la speranza).

Non si nasce felici o infelici. Si impara ad essere felici in base al modo in cui si affrontano le realtà della vita. La felicità della persona non è collegata con l’assenza di problemi o di avversità, ma con la sua capacità di affrontarli positivamente. In compenso dell’umana miseria Dio ha provveduto a dare all’uomo tre grandi doni:il sonno, il sorriso, la speranza. Purtroppo, a volte per colpa di qualcuno, la vita si schiude in tutta la sua fragilità e non si può tornare indietro, non ci si può fermare a ciò che non si può cambiare. La vita è un mistero nel quale si può scegliere solo di amare,o di capire il perché delle cose.

Preghiamo perché il Signore ci aiuti a guarire insieme le nostre ferite e a continuare a sperare.

La gente non muore di oscurità, ma di freddo; ha bisogno non di luce, ma di calore. Chi trasmette calore infonde speranza. La speranza è, forse, la parola più importante nel vocabolario di chi si trova immerso nella sofferenza e,accanto ad ogni uomo che soffre ci dovrebbe essere uno che ama. In ogni uomo ci sono piccole e grandi speranze: speranze terrene e speranze religiose, tutto un insieme di speranze che ciascuna a modo loro, servono ad aiutare l’uomo a sopportare la fatica del vivere e a trovare la forza per proseguire. Senza speranza la gente muore. Ogni filo di speranza è un aggancio e uno stimolo per guardare avanti; dare significato a una vita cambiata, tra cui la fede, l’apertura agli altri, la capacità di elaborare nuovi progetti, la volontà di perdonare e di mettere in gioco se stessi. Capacità di sorridere e suscitare sane risate.

Il gruppo non è un sepolcro buio ma luogo di resurrezione personale che mira a restituirci la vita. “ La vita è fatta di dolore e di amore. Il dolore ci obbliga ad imparare, l’amore a crescere”, ci permette di conservare ricordi, trasformare la sofferenza in forza, rinascere ad ogni stagione, come vecchi alberi che buttano foglie nuove dopo ogni inverno.

“La morte è il momento più importante dell’esistenza, e l’unico modo per morire bene è vivere bene”. La morte è un distacco, ma distaccarsi è amare: ritenere gli altri più grandi di se e servirli.

( Fiorella)11.02.2008


La Speranza.

La speranza è il segno della divinità di Dio, che ci chiama a partecipare al suo mistero. E’ l’atto dell’attesa, della rivelazione piena e definitiva del Signore; la fiducia nella sua promessa che verrà e dove è lui, là saremo anche noi; la pazienza che non cede allo scoraggiamento e che sa perseverare nella sofferenza; è il desiderio della comunione eterna con lui. ( eudosio ). luglio 2007.-


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L'orgoglio distrugge la semplicità della anime.


Per essere veri testimoni di speranza è necessaria l'umiltà, vera forza per evitare di essere tentati dal peccato dell'orgoglio.-

A tal proposito Papa Giovanni Paolo II, scriveva: “il principio di ogni peccato è l’orgoglio”, e continuava: “ Gli altri esistono solo come termini di paragone, perché l’orgoglio possa esaltarsi mentre li disprezza. Gli altri non possono avere che la funzione di esaltare queste persone: devono stare al dì sotto di esse. I difetti degli altri devono servire a porre in evidenza e a sottolineare le loro virtù.”
Ma questo disgraziato cammino, purtroppo, però, continuava papa Wojtyla, non finisce qui. Il passo successivo è l’invidia che inevitabilmente porta all’inimicizia.

E quante sono le inimicizie che hanno origine dall’invidia? Eccone alcune: simulare quello che non si è, esagerare quello che si possiede. Tutto è lecito, tutto è buono, su questo maledetto cammino, a condizione di essere il primo e il migliore davanti a sé e nella stima degli altri.

Esistono,poi, vari tipi di orgoglio. C’è l’ orgoglio empio, arrogante, e di questi tempi possiamo vederlo intorno a noi. Ma c'è anche un orgoglio che ha una natura spirituale. Viene commesso da quelli che camminano vicino a Dio e può essere osservato anche nei più santi fra di noi. Più sei spirituale, più grande è la rivelazione che hai ricevuto, più sei stato vicino a Lui, più rivoltante,purtroppo, è questo peccato, quando viene commesso.
Non è uno stile di vita, anche se potrebbe diventarlo. È un peccato che possiamo commettere spesso anche quando siamo in ginocchio, cercando Dio.

Per mantenerci sempre lontani da questo cammino, e per venirne fuori se per caso ci fossimo incamminati, chiediamo alla Vergine - Maestra dell’umiltà, che ci tenga lontano da questo peccato.-

L’evangelista Giovanni scrisse: " ... qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo" (I Giovanni 4:17).
Non c'è alcun vero cristiano che non possa dire: "Voglio fare veramente la Sua perfetta volontà".
Ma è proprio qui che sbagliamo, stabilendo i nostri cuori su quello che vogliamo noi, che ci sembra buono e logico, ma che non è la volontà di Dio. Preghiamo, digiuniamo ed intercediamo per questo. Spandiamo un fiume di lacrime! Lo reclamiamo! Leghiamo i demoni che ci impediscono di possederlo! Citiamo la Bibbia! Facciamo in modo che altri si accordino con noi! Ma una delle più grandi trappole per i cristiani è pensare di avere una buona idea che non è il pensiero di Dio, una buona strategia che non è la Sua, un piano ben concepito che non è il suo.

Ma allora la vera domanda è:
il nostro desiderio sopravvive alla croce?
Riusciamo ad allontanarcene e a morire ad esso?
Possiamo dire onestamente: "Signore, forse non è il diavolo che mi sta bloccando, ma sei Tu! Se questa cosa non è la Tua volontà, potrebbe distruggermi. Fa' a modo tuo, Signore!"

Quando seppelliremo ogni egoismo, ambizione e volontà personale, potremo sentire la Sua voce.

Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: l'ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio ... tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce" (Giovanni 5:25-28).
Anche su ciò alcuni osano dare la loro interpretazione e questo è un’altro motivo per cui migliaia di cristiani oggi si vanno cacciando nei guai, continuando a sentire piccole voci,e l’orgoglio la fa da padrone.

C'è confusione, le cose non riescono bene, perché non c'è la morte della volontà personale.

Sì, credo che Dio parli ai Suoi figli, e ci dice:
Potremo sentire la sua voce vera, santa, inconfondibile, ma solo dopo la crocifissione della nostra volontà e dei nostri desideri personali.Gesù sentiva chiaramente il Padre. Lo stesso accadeva a Paolo, Pietro, Giovanni e Stefano; ma solo perché erano morti a questo mondo. Erano consumati dal desiderio di fare solo la Sua volontà.

Gesù,però, ci ha lasciato una gloriosa promessa: di guardarci e accompagnarci anche durante i giorni bui che ci stanno davanti!

Egli infatti disse: "Siccome hai osservato la mia esortazione alla costanza, anch'io ti preserverò dall'ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra" (Apocalisse 3:10).

Gesù ora sta dicendo: "Sei rimasto fedele durante le prove a cui sei stato sottoposto dal mondo. Hai atteso gioiosamente che io risolvessi la situazione. Adesso, mentre tutto intorno c'è confusione, mentre in tutto il mondo ci sono prove, tu ne sarai esente. Tu hai dimostrato di aver fiducia in me, accada quel che accada!"

Questa è la promessa di Gesù.
(eudosio)  agosto 2007.-


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