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Tratto da n.3 - Settimanale della Diocesi di Senigallia - giovedì 27 gennaio 2011

DIOCESI Da comunità chiuse a luoghi in cui ci si guarda in faccia e ci si incontra


Comunione in parrocchia

Come vivere la comunione in Parrocchia? Sicuramente attraverso gesti concreti."Legare i fili", suggerisce don G. Ruggeri, interessarsi del vissuto altrui quando è segnato dalla sofferenza. Il saper pregare insieme. Scopriremo, allora, che ci sono anche comunioni consumate nel silenzio. In questo silenzio riscopriremo Cristo e lo sentiremo quale senso unico della storia, gli urleremo le nostre speranze e le nostre ansie. E ci convertiremo " dalle tenebre alla luce". Noi, uomini e donne di oggi, alla ricerca di capire il senso esatto della nostra "fede",ci fermeremo nel suo tempio santo. Lo invocheremo. Vedremo la sua luce: una luce di amore e di speranza. Ma, egli vedrà anche che i nostri desideri: sono pieni di egoismo. Ma non dispereremo, perché Egli ci  aiuterà ad uscirne. Gli andremo  incontro per adorarlo e glorificarlo. Il nostro cuore si aprirà al mondo, al bene e alla verità. Egli ci attende in mezzo a quanti soffrono perché amareggiati ed oppressi. Eccoci, Signore. Deponiamo la nostra volontà nella sua: ci farà diventare uomini nuovi in un mondo nuovo. Quante volte abbiamo percorso le strade della sofferenza e dell'angoscia; l'indifferenza del mondo ancora ci assale. Abbiamo giudicato chi non ha avuto fortuna di vedere la sua stella. Ora siamo qui a pregarlo di indicarci il cammino, di scoprire dove si trova. Si, o Gesù: dove ti trovi ? dove t'incarni? In quale storia, in quale situazione? Siamo ancora preziosi ai tuoi occhi? Fa, o Signore, che la nostra preghiera salga fino a te come incenso. Coloro che c'incontrano ogni giorno: angosciati, ammalati, bisognosi di preghiere, possano riconoscere te, o Dio, come presenza amica. Signore, abbiamo cercato l'incontro con l'uomo e in modo particolare sulle vie della sofferenza. Abbiamo sperato in un'attenzione e in un'azione pastorale della tua Chiesa; abbiamo sperato in una vicinanza, in una presenza e ascolto, in una condivisione del nostro malessere a causa di malattie che divorano, spesse volte, le nostre famiglie, mettendo a dura prova la nostra fiducia nella vita, ma soprattutto la nostra fede in Te, nostro  Dio e del tuo amore di Padre. Abbiamo sperato che la carità animasse e sostenesse un'operosa solidarietà, che fosse più attenta ai bisogni dell'uomo. Questi, Signore, sono i nostri desideri che, ne siamo certi, vedremo certamente realizzati attraverso un'azione solidale della Tua Chiesa. Ci chiederemo: quale  comunione  viviamo? Stiamo bene fra di noi? Non possiamo pensare solo a noi stessi. Le nostre debolezze, le nostre fragilità ci renderanno più forti per vivere un vero ideale di comunione se saremo capaci di un vero confronto. Ci rimetteremo in cammino e sapremo apprezzare e condividere il nostro vissuto: e allora sarà vera rinascita. La condivisione di un rapporto più fraterno e più umano ci conduce verso la Parrocchia: " la fontana del villaggio", come usava dire il Papa G. XXIII, dove troveremo quella comunione di credenti quale " segno" e " strumento" a tutti e al sevizio di tutti, e quei carismi, presenti nella Chiesa, come dono dello Spirito Santo.     

                                                                                                                                                                
Eudosio Magnoni


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 Settimanale della Diocesi di Senigallia, giovedì 22 aprile 2010.

DIOCESI
Cristiani e  parrocchie che sanno essere compagni di strada.

Alzare lo sguardo

Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme, messa all'imboccatura dell'anima, che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo, che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro. È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione, del peccato. Siamo tombe allineate. Ognuna col suo sigillo di morte. Pasqua, allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi". (Tonino Bello). Nell'angoscia implacabile, che a volte ci  pervade, alziamo lo sguardo. Chi siamo veramente ?  Quante volte abbiamo sbattuto la porta in faccia  alla realtà che ci circonda? Siamo rotolatati cosi in basso? Di fronte alla "fragilità umana" nella malattia e nella sofferenza, che parte giochiamo? Siamo spesso dei missionari muti. Che bello sarebbe trasmettere la ragione del vivere. Calarsi nella realtà quotidiana. Intercettare i segni dei tempi. Insegnare al nostro popolo a camminare insieme. Purtroppo, però, l'atteggiamento passivo di tanta gente, dei giovani, stanchi e soli, ci documentano una realtà nella quale  non si riesce a ritrovare il senso più profondo della propria umanità. Un generico richiamo alle regole di vita, alla mancanza di principi, è inutile. Occorrono maestri di vita. C'è necessità di una comunità fondata sul valore della dignità umana. Ed è in questo contesto,  che una Chiesa attenta, si è interrogata e si è messa in ascolto. Questa è la nostra Chiesa di Senigallia. Ci siamo messi in cammino, come popolo di Dio, nella comunione, nella collaborazione e nella corresponsabilità. Ognuno di noi dovrà realizzare se steso e rispondere con la propria libertà al disegno di salvezza di Dio. La nostra dignità di uomini è  radicata solo nell'amore che Dio Creatore ha per noi e nella nostra risposta d'amore. Cioè, carità. Possiamo essere bravi in tante cose, ma se ci manca la carità c'è la necrosi totale. L'espressione cristiana più autentica è la carità, l'amore per Dio Padre e per il mondo. Oggi c'è tanta povertà, accentuata anche dalla perdita del posto di lavoro. C'è anche la mancanza di salute. Tanta solitudine affettiva. Incapacità di integrarsi nel gruppo umano più prossimo. Siamo spesse volte appesi a un filo. Ungaretti scriveva:" Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie". In questa situazione, la Parrocchia, come soggetto primario della pastorale sanitaria, é una vera comunità di accoglienza? Uno strumento efficiente di carità? Si fa' carico della cura e assistenza dei malati? In che modo? Promuove un vero spirito missionario? Riusciamo a superare l'indifferenza e la passività nei confronti della vita altrui? La famiglia che si viene a trovare nell'esperienza della malattia e del dolore ha bisogno di essere assistita nei suoi veri bisogni. E' fondamentale risolvere questi bisogni non con delle idee astratte ma  a partire dalle vere necessità. Ma tutto ciò non può essere affidato alla buona volontà del singolo. Don Tonino Bello diceva:"Come farebbe Gesù? Chiediamocelo. Non si tratta, allora, di allestire delle opere che poi si burocratizzano e diventano degli uffici, delle succursali, che potrebbero fare anche gli altri. Si tratta di chiamare per nome, di imparare il nome delle persone...". . Il nostro lavoro non sarà mai vano se è fatto "nel Signore".- "Non vi scoraggiate per gli insuccessi. E non dite: non è per me. Sapete bene che il Signore si serve di vecchie ciabatte per farne calzari di arcangeli, e usa vecchi stracci di cucina per farne tovaglie di altare. Piuttosto sforzatevi di avere un cuore puro: cioè libero, audace, vero senza calcoli, disposto alla donazione più generosa"(don Tonino). Oggi ci siamo compromessi con Cristo, pertanto, non ci resta che praticare la logica delle beatitudini. E, se saremo capaci di alzare lo sguardo dalle nostre miserie, lo vedremo arrivare all'orizzonte della nostra storia; la nostra vita si riempirà di luce e il nostro cuore troverà pace: perché avremo realizzato opere di amore.

                                       

Eudosio Magnoni



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Tratto da Settimanale della Diocesi di Senigallia - giovedì 29 ottobre 2009.

Diocesi:C'è bisogno di comunità parrocchiali dove sentirsi accolti e ascoltati.

Andare oltre il sagrato

Facciamo nostre le parole di Karl Rahner:" Ma come si fa a diffondere la tua verità, Signore, senza averla assimilata, senza esserne compresi, come annunciare il tuo vangelo, se non mi è sceso in fondo al cuore, come comunicare agli altri la tua vita, senza essere vivi della tua vita? I tuoi segni sacri operano la grazia di propria forza. Ma se ne lasciano segnare da me gli uomini, se non vedono già sul mio volto il segno della tua consacrazione? " Che c'è oltre il sagrato? La nostra parrocchia ha un volto missionario? Se è condivisibile l'affermazione  della CEI:" La Chiesa non ha bisogno di professionisti della pastorale, ma di una vasta area di gratuità nella quale chi svolge un servizio lo accompagna con uno stile di vita evangelico", è' altrettanto vero e imperativo, per un cristiano, aggiunge la CEI, che "La fedeltà al Vangelo si misura sul coerente legame tra fede detta, celebrata e testimoniata, sull'unità profonda con cui è vissuto l'unico comandamento dell'amore di Dio e del prossimo, sulla traduzione nella vita dell'Eucaristia celebrata". Ogni giorno ci imbattiamo nel dolore, e allora? Oltre il sagrato, quante  maschere ha il dolore? Tante! Spesse volte si ha la sensazione di perdere la propria identità, si smarrisce il senso della realtà. Accanto a noi camminano persone che del dolore sanno tutto o pensano di saper tutto. Alcune di queste persone le incontriamo tutti i giorni. Alcuni di loro sono più attenti e più sensibili, pensano di avere strumenti per lenirlo anche se non per guarirlo. Che senso dare al dolore? C'è ancora speranza in chi è passato attraverso la sofferenza, l'angoscia e l'indifferenza? Non basta la consolazione di facciata. Il dolore si aiuta soprattutto  con la carità: bisogna penetrare dentro i bisogni di colui che soffre. Bisogna amare. Ma per amare occorre mettersi in ascolto di Dio e degli uomini. Ora, in questo primo anno sinodale, dedicato all'ascolto, guardiamoci attorno e riflettiamo sull'esistente. Nella nostra pausa contemplativa, cerchiamo di verificare la nostra azione quotidiana su alcune esigenze della vita cristiana e  chiediamoci: che importanza ha la costruzione di fraternità nella nostra vita spirituale? Abbiamo forse una spiritualità individualistica, dalla quale i fratelli e le sorelle sono praticamente esclusi? Qual è la mia dimensione di fede? E' un fatto privato? La Chiesa, durante questi tre anni sinodali, ci faccia riscoprire il vero significato delle relazioni umane: che nessuno si possa mai più sentire a disagio per le varie vicissitudini della vita. Preghiamo allora il Signore così: Allarga la tenda del nostro cuore, Signore, e donaci capacità di accoglienza e di attenzione per quanti ci avvicinano…"Una comunità viva si distingue anzitutto per il fatto che in essa i suoi appartenenti si sentono bene e a casa. I loro rapporti interpersonali sono contrassegnati da fiducia e simpatia, dall'interessamento reciproco e dall'esperienza di essere ben accetti, da un'atmosfera di amicizia alimentata dal sapere che si sta percorrendo insieme un cammino umano e spirituale. A ognuno è permesso di essere quello che è"(Anselm Grün).

                                                                                                                                                              
Eudosio Magnoni


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