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epifania

liturgia
L'Epifania è la festa cristiana che celebra la  rivelazione di Dio agli uomini nel suo Figlio, il Cristo ai Magi.  Infatti, in greco, “epiphàneia”, significava “apparizione” o  “rivelazione”. La Chiesa Cattolica festeggia il giorno dell'Epifania il 6 gennaio.

Epifania, dai Magi alla Befana, le cose da sapere
da :del 06 gennaio 2017.-
                                           
                06/01/2017   Forse i Magi non erano tre e non erano Re ma sapienti che, come ha  detto Benedetto XVI, «scrutavano il cielo» per trovare Dio. Una leggenda  li associa a una vecchina riluttante che poi divenne la Befana che  porta i doni ai più piccoli. Nella liturgia cristiana è la festa in cui  Dio, nel Bambino Gesù, si manifesta a tutti i popoli. Il dono della  mirra allude alla Passione, quello dell'oro alla regalità e l'incenso  alla divinità di Cristo.
Cosa  c'entra la Befana con il giorno dei Magi? Qual è il legame tra la  vecchia che porta i doni ai più piccoli e i misteriosi re (che re non  erano, ma forse astrologi, e non erano nemmeno tre) che offrirono a Gesù  Bambino oro, incenso e mirra? Nel libro Storia e leggende di Babbo Natale e della Befana (Newton Compton) gli autori Claudio Corvino ed Erberto Petoia riportano una leggenda secondo la quale i Magi, diretti a Betlemme con i doni, non riuscendo a trovare la strada chiesero informazioni a un'anziana. La  quale, nonostante le loro insistenze, affinché li seguisse per far  visita al Bambino, restò ferma. Salvo poi dopo pentirsi della sua  riluttanza. Per questo preparò un cesto di dolci, uscì e cercò i re. Ma  non li trovò. A quel punto decise che si sarebbe fermata a ogni casa  lungo il suo cammino, donando qualcosa ai bimbi, sperando che uno di  essi fosse Gesù.
Da allora porta regali a tutti i piccoli. Ecco quindi che “epifania”, parola greca che significa “manifestazione divina, apparizione” (quella di Cristo Signore a tutti i popoli in questo caso) si è guastato ed è diventato befana.

La festa fu abolita dal calendario civile nel 1978 e ripristinata nel 1985                                 
                                                                                          
                                    
In Italia è comunque una  festa molto popolare e sentita, dà luogo a diverse manifestazioni e  tradizioni, dai pranzi e i doni offerti per i più poveri a quella,  squisitamente religiosa, specie al Sud, del bacio del Bambinello nei  presepi viventi allestiti per Natale. Fino al corteo dei Magi e le sagre  di paese.

Nel 1978 il governo Andreotti la abolì, ma poi fu reintrodotta nel calendario religioso e civile dal 1985.

È il Vangelo di Matteo a narrare l'episodio della visita dei Magi a Gesù  Bambino i quali da Oriente giungono a Gerusalemme e chiedono “Dov’è  colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella  e siamo venuti ad adorarlo”. Il significato è teologico: i Magi simboleggiano gli stranieri e i pagani che riconoscono la venuta del vero Dio. Originariamente,  si pensa comunque che i personaggi non sono tre e non sono Re. La  provenienza da Oriente fa pensare alla Persia, perché «magio» è un  vocabolo di questa terra ma dall'etimologia un po' oscura. Indica  comunque una tribù originaria dell'Iran occidentale nel cui ambito erano  scelti i sacerdoti che aderiranno alla riforma                                                                                                                                                                                
Le interpretazioni dei Padri della Chiesa
 
Leggende e interpretazioni si sprecano. I Padri della Chiesa ne hanno date diverse. Tertulliano, nel II secolo, concede ai Magi la qualifica di Re; nello stesso periodo Sant'Ireneo spiega  il significato dei tre doni: la mirra è l'olio tradizionalmente  utilizzato per la sepoltura e allude alla Passione di Cristo, l'oro è  simbolo di regalità, l'incenso è riservato a Dio. Nel XII secolo,  invece, Bernardo di Chiaravalle spiegherà che l'oro era  per alleviare la povertà della Vergine, l'incenso per disinfettare la  stalla di Betlemme e la mirra come un vermifugo. Lutero, quattro secoli dopo, li associa a fede, speranza e carità, le tre virtù teologali.
Un'altra leggenda armena vuole che i Re Magi fossero fratelli e riferisce i loro nomi: Melkon, che regnava sui Persiani; Baldassarre, il secondo, sugli indiani; Gaspare, il terzo, possedeva il paese degli Arabi.

                                                                                      
I Magi simbolo di chi è in ricerca di Dio                                 

                                                                                          
                                    
Al di là delle leggende,  sterminate, la Chiesa li ha sempre considerati come simbolo dell'uomo  che si mette alla ricerca di Dio: «Essi», ha detto Benedetto XVI nell'omelia  della solennità dell'Epifania del 2011, «erano probabilmente dei  sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di “leggere” negli  astri il futuro, eventualmente per ricavarne un guadagno; erano  piuttosto uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in ricerca della vera  luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita.  Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo  definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di  scoprire e decifrare».

                                                                                            
                                                                                                                                                                                   
Le reliquie dei Magi tra Milano e Colonia
 
Nel  614 la Palestina fu occupata dai Persiani guidati da Re Cosroe II e  distrussero quasi tutte le chiese cristiane, risparmiando la Basilica  della Natività di Betlemme perché sulla facciata vi era un mosaico  raffigurante i Magi vestiti con l’abito tradizionale persiano. Marco  Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a  sud di Teheran, intorno al 1270: «In Persia è la città ch’è chiamata  Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando  nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella  sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno  ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco  dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe  dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente» (Il  Milione, cap. 30). Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece  distruggere la chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, dove erano state  portate le salme dei Magi (alle quali era giunta, secondo la Tradizione,  sant’Elena) e se ne impossessò. Nel 1164 l’arcicancelliere imperiale  Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, le sottrasse e passando in  Lombardia, Piemonte, Borgogna, Renania, le traslò nella cattedrale della  città tedesca, dove ancora oggi sono conservate. Milano cercò  ripetutamente di riavere le reliquie: il 3 gennaio del 1904,  l’Arcivescovo Ferrari fece collocare in Sant’Eustorgio alcuni frammenti  ossei in un’urna di bronzo con la scritta «Sepulcrum Trium Magorum».                                 
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