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diaconato

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“ I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto”.( Lumen Gentium ).-

Tutti noi cristiani, in virtù del battesimo che abbiamo ricevuto, siamo chiamati alla santità, ma per alcuni c’è una specifica vocazione a cui corrispondono delle specifiche responsabilità.
La vocazione al diaconato del nostro amico e fratello Giancarlo lo porterà, il giorno 25 novembre 2007, alla sua ordinazione, un vero momento di grazia, che suscita in noi grande meraviglia e nel contempo profondo rispetto.
Egli, nell’annunciare la parola di Gesù, sarà vicino a chi soffre angosciato dai tanti problemi della vita, e offrirà una chiara e umile testimonianza di carità cristiana.
Questo servizio, reso nel nome di Gesù risorto, sarà per lui la vera strada maestra verso il raggiungimento della piena santità. Sarà sicuramente immagine viva della Chiesa del Risorto, ponendosi al servizio del prossimo, nel nome di Cristo e illuminato dalla presenza dello Spirito Santo.
La Vergine Santa lo protegga e lo aiuti in questa nobile missione, e lo renda profeta della civiltà dell’Amore.
Con queste brevi parole, riconoscenti al Signore del dono di quella fede viva, che opera la nostra salvezza,vogliamo testimoniare a Giancarlo la nostra stima e profonda amicizia.
A nome dei genitori della nostra associazione.


Eudosio. 14.10.2007.-



SCHEDA CENNI STORICI DIACONATO


Secondo le Sacre Scritture, l’istituzione del Ministero diaconale risale al capitolo VI degli Atti Degli Apostoli. «…Prescelsero Stefano, uomo ricolmo di fede e di Spirito Santo, e Filippo, Procuro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, proselito di Antiochia; e li presentarono agli Apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani» (6,5-6).

Anche nelle lettere di S. Paolo vengono nominati i Diaconi (1 Tm 3, 8-13; Fil 1,1…).

Il senso e lo scopo del Ministero diaconale, che successivamente si definiranno più chiaramente, sono collaborare con il ministero apostolico dei vescovi nella predicazione della Parola di Dio e nel servizio delle mense.

In uno scritto dei primi decenni del III Sec., che descrive la costituzione della Chiesa, si legge: «Il Diacono sia l’orecchio del Vescovo, la sua bocca, il suo cuore e la sua anima, perché voi (Vescovo e Diacono) siete due in una sola volontà e nella vostra unanimità la Chiesa troverà la pace» (XI 44).

Con amore e devozione la Chiesa ha conservato la memoria di Diaconi Santi, in particolare: Santo Stefano, Diacono e primo martire della Chiesa apostolica, San Lorenzo, Diacono e martire della Chiesa di Roma (sec. III), San Vincenzo, Diacono e martire della Chiesa di Saragozza (sec. III-IV), Sant’Efrem siro, Dottore della Chiesa (sec. IV).

Intorno al V secolo, quando le esigenze storiche hanno portato ad una maggiore istituzionalizzazione della vita ecclesiale e dei servizi di carità, il diaconato ha iniziato la sua decadenza. Dopo il X secolo circa, nella Chiesa d’Occidente il diaconato restava solo come tappa d’accesso al sacerdozio, mentre nella Chiesa d’Oriente ha continuato come Ministero permanente fino a oggi con funzioni, prevalentemente liturgiche.

La decisione di ripristinare il diaconato permanente, anche per uomini sposati, è stata presa dal Concilio Ecumenico Vaticano II del 1962-1965 (L.G. n. 29).

Con il documento “La restaurazione del diaconato permanente” la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) si pronuncia ufficialmente per il suo ripristino l’11 marzo 1972. Quindi nel documento pastorale Evangelizzazione e ministeri, dell’agosto 1977, essa dichiara: «Col ripristino del diaconato permanente, la Chiesa ha la consapevolezza di accogliere un dono dello Spirito e di immettere così nel vivo tessuto del corpo ecclesiale energie cariche di una grazia peculiare e sacramentale, capaci perciò di maggiore fecondità pastorale» (n. 60).

CHI E’ IL DIACONO

Chi è esattamente il Diacono e quali funzioni svolge all’interno della Chiesa?

La parola Diacono deriva dal greco “diaconìa” che significa ministero/ministro o servizio/servo.

Attraverso l’imposizione delle mani lo Spirito Santo discende su di lui, che diventa un Ministro Ordinato. Senza essere Sacerdote non è laico e senza essere laico non è sacerdote. E non è neanche Vescovo.

Diciamo che il Diacono è una figura situabile al centro, tra il laico ed il Sacerdote ma non necessariamente intermedia e con una sua funzione specifica.

Egli, infatti, non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati. Più in generale, non si colloca all’interno della comunità cristiana nella stessa posizione del parroco. Inoltre, nella maggior parte dei casi il diacono è coniugato ed ha una sua professione. Egli non è “un semplice laico”: riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito di proclamare il vangelo e di tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Egli è un Ministro di Cristo a tutti gli effetti.

Il Diacono può essere soltanto una figura maschile, deve essere un buon cristiano, amare la Chiesa, avere una formazione umana equilibrata ed uno spirito di comunione.

L’intera vita del Diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé. Egli è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, che proclama la parola del Regno di villaggio in villaggio, che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, che offre la sua stessa vita in sacrifico. Certo non soltanto il Diacono farà questo, ma lo farà senz’altro e in modo del tutto particolare, annunciando la Parola di Dio e offrendo una chiara testimonianza di carità.

La gran parte dei Diaconi permanenti sono sposati. Ciò significa che esiste un legame profondo tra la vocazione diaconale e la vita familiare. A differenza di quanto si potrebbe immediatamente pensare, il diaconato non è un ostacolo alla vita familiare e tantomeno un annullamento della sua spiritualità. Esso si innesta nella vita familiare, portandola ad un singolare sviluppo e conferendole una fisionomia nuova e originale. Ne consegue che il primo ambito di esercizio del Ministero di un Diacono sposato sarà la sua stessa famiglia. Per ogni famiglia che si trova a misurarsi con una vocazione diaconale esiste anzitutto un problema di impatto, che è bene non sottovalutare. Sia le mogli che i figli degli aspiranti al diaconato devono affrontare da subito un sorta di timore che sorge immediatamente: è la istintiva sensazione di perdere, in parte o del tutto, il marito o il padre. Questo sentimento va rispettato. Non sarebbe corretto suggerire ai familiari, come antidoto, un’anomala spiritualità del sacrificio, secondo la quale ci si dovrebbe rassegnare eroicamente a perdere il proprio marito o il proprio padre, chiamato da Dio ad un compito sacro. Il cammino, condotto insieme sulla base della reciproca fiducia e della comunione fraterna, permetterà di capire che non si tratta affatto di una cosa del genere, ma di un dono fatto alla Chiesa e alla stessa famiglia.

A fianco della figura del Diacono sposato vi è anche quella del Diacono celibe. Sebbene il numero dei Diaconi non sposati sia piuttosto ridotto rispetto a quello dei Diaconi coniugati, essi sono una realtà e vanno considerati come un dono prezioso alla Chiesa. Chi diventa Diacono da celibe resta celibe per tutta la vita, per la semplice ragione che il diaconato si riceve a partire da una scelta di vita che va considerata definitiva. Prima di intraprendere il cammino di formazione al diaconato e durante questo stesso cammino, la persona non sposata sarà invitata a compiere una verifica seria e serena su questo punto. Essa deve capire bene per quali ragioni non si sia sposata. La chiamata al diaconato può essere senz’altro l’occasione per riconoscere una precedente chiamata al celibato per il Regno di Dio, già presente e attiva in una vita di generoso servizio al prossimo. Una cosa comunque è certa: non ci si consacra allo stato verginale semplicemente perché non si è trovata la persona giusta e tantomeno perché non si è riusciti a formarsi una famiglia.

Qualcuno però dirà: «Ma perché allora queste persone non sposate non diventano sacerdoti?». A questa domanda non si può dare che una risposta: «Perché la loro vocazione è quella al diaconato e non al sacerdozio». I due ministeri sono distinti e diversi e hanno uguale dignità. Sarebbe scorretto pensare che il sacerdozio valga più del diaconato ed essendo queste persone, in quanto non sposate, nella condizione di poter ricevere l’ordinazione sacerdotale, sia preferibile che diventino preti e non diaconi. Non sta a noi decidere che cosa una persona deve diventare. Il nostro compito è capire che cosa Dio vuole da lei.

Per quanto riguarda la formazione al diaconato ci sono delle norme nazionali, che vengono poi personalizzate dalle Diocesi in base al contesto in cui vivono. Noi qui a Senigallia abbiamo il Corso dei Ministeri ecclesiali, che dura tre anni, dopo i quali, le persone che hanno terminato il corso e che sentono la chiamata al diaconato proseguono un cammino di altri tre anni. Si tratta di studi teologici e di formazione umana e spirituale.


Il Ministero diaconale è triplice. Il Diacono viene cioè ordinato per il Ministero della Parola, della Liturgia e della Carità.

Diaconia della Parola. Oltre alla proclamazione del Vangelo e alla predicazione, il Diacono permanente svolge il suo servizio nella catechesi, in particolare nella preparazione ai Sacramenti: prepara le famiglie che chiedono il battesimo per i propri figli, prepara le coppie al Sacramento del matrimonio, accompagna le famiglie nella vita coniugale, segue piccoli gruppi per un cammino di fede (centri di ascolto). Egli è chiamato anche a trasmettere la Parola nell’ambito professionale e nei luoghi di lavoro, anche prevedendo modalità specifiche di annuncio. (cfr. 25 e 26 Direttorio)

Diaconia della liturgia. Oltre al servizio all’altare in senso stretto il Diacono permanente “promuove celebrazioni che coinvolgano tutta l’assemblea, curando la partecipazione interiore di tutti e l’esercizio dei vari ministeri” (30 Direttorio). Fra i Sacramenti, quello del matrimonio può avere grande giovamento dal servizio diaconale. “I Diaconi sposati possono essere di grande aiuto nel proporre la buona notizia circa l’amore coniugale, le virtù che lo tutelano e nell’esercizio di una paternità cristianamente e umanamente responsabile” (33 Direttorio). Ad essi può essere affidata la cura della pastorale familiare. Altro ambito specifico è la cura pastorale degli infermi, sia nel servizio operoso per soccorrerli nel dolore, ma anche nella preparazione a ricevere il sacramento dell’unzione e la loro preparazione ad una morte cristiana. (cfr. 34 Direttorio)

Diaconia della carità. Il diacono permanente, come Ministro ordinato, è a servizio del popolo di Dio. I suoi ambiti specifici possono essere le opere di carità parrocchiali e diocesane, le opere di educazione cristiana (animazione degli oratori, dei gruppi ecclesiali e delle professioni laicali, la promozione della vita in ogni sua fase) e di servizio sociale nel dovere della carità e dell’amministrazione, esercitati in nome della gerarchia (cfr. 38 Direttorio).


I tre ambiti del Ministero diaconale potranno a seconda delle circostanze assorbire una percentuale più o meno grande dell’attività di ogni Diacono, pur rimanendo inseparabilmente uniti nel servizio.

Spetta al Vescovo conferire al Diacono l’ufficio ecclesiastico a norma del diritto. “I Diaconi possano svolgere il proprio ministero in pienezza… e non vengano relegati a impegni marginali o a funzioni meramente supplettive. Solo così apparirà la loro vera identità di Ministri di Cristo e non come laici particolarmente impegnati.” (40, Direttorio)

Il Vescovo può conferire ai Diaconi l’incarico di cooperare alla cura pastorale di una parrocchia affidata a un solo parroco o possono essere destinati alla guida, in nome del parroco o del Vescovo, delle comunità cristiane disperse (cfr. 41, Direttorio).


SCHEDA RIASSUNTIVA

Esistono i Diaconi come struttura della Chiesa, assieme e distinti dai Vescovi-Presbiteri (Fil 1,1);

con una missione di carattere messianico, come partecipazione alla missione apostolica (At 6,6);

e come tale, con un’investitura data dall’imposizione delle mani e dalla preghiera (At 6,6), che in seguito sarà chiamata sacramentale;

la scelta dei candidati, è condizionata da alcune doti morali e di comportamento (1 Tm 3,8-13), ma soprattutto dalla pienezza di Spirito e di sapienza (At 6,3);

il ministero diaconale si svolge:

- nel servizio delle mense (At 6,2-3)

- ma soprattutto nella fondazione delle nuove chiese con l’evangelizzazione (At 8,12-40) e il conferimento del battesimo (ib. 12)

- e ancora nella catechesi individuale (ib. 15), seguita dal battesimo (ib. 38).

Le vere domande che devono sorgere quando

si pensa al diacono non saranno queste:

a che cosa serve un diacono? Che cosa può

fare di diverso da un laico? Che cosa non può e

non deve fare rispetto al sacerdote? I veri interrogativi

sono piuttosto questi altri: chi è veramente

il diacono? Perché lo Spirito del Signore ha voluto

che il diaconato esistesse nella Chiesa? Perché è

tornato ad esistere in questo momento della storia

della Chiesa?

Ci si dovrà ben guardare dal considerare il diaconato

come una sorta di promozione ecclesiale o

come un riconoscimento ufficiale per meriti pastorali.

Non siamo noi a decidere chi nella Chiesa

deve essere diacono. A noi è chiesto di fare discernimento,

cioè di scoprire i segni di vocazione che

lo Spirito santo pone nella vita delle persone.

Il diaconato è una realtà antica e nuova. Antica

in quanto tale ma nuova per noi che la rivediamo

nella Chiesa dopo circa dieci secoli di assenza

e nella nostra diocesi, domenica 25 novembre,

dopo 17 anni.

Il diacono non è un sacerdote perché non presiede

l’Eucaristia e non assolve i peccati; più in generale,

non si colloca all’interno della comunità cristiana

nella stessa posizione del parroco. Inoltre,

nella maggior parte dei casi il diacono è coniugato

e ha una sua professione. D’altra parte, il diacono

non è più – come si usa dire – ‘un semplice laico’:

riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette

tra i membri del clero, ha una propria veste

liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito

di proclamare il vangelo e di tenere l’omelia, ha

l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome

dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del

battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla

sepoltura i defunti. Egli è un ministro di Cristo a

tutti gli effetti. Non può essere definito a partire

da altre figure ecclesiali, procedendo per sottrazione

(‘È meno di un sacerdote!’) o per addizione

(‘È più di un laico!’). Si rischierebbe così di sapere

bene che cosa il diacono non è o che cosa non è

più, ma di non sapere mai chi è effettivamente.

Chi dunque è il diacono? Per rispondere a questa

domanda è bene partire dal Battesimo. Potremmo

dire così: tutti i cristiani, in forza del loro Battesimo,

sono chiamati alla santità (ce lo ricorda il

Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 40). Ci

sono tuttavia molti modi di vivere la comune santità

battesimale. In alcuni casi questi modi vengono

a coincidere con specifiche vocazioni, cui

corrispondono delle responsabilità e dei compiti

di particolare importanza all’interno della Chiesa.

Il diaconato è una di queste vocazioni specifiche.

La parola greca diakonos venne utilizzata sin dall’inizio

della storia della Chiesa per indicare colui

che si poneva nella comunità a servizio del prossimo,

in modo autorevole e ufficialmente riconosciuto.

Ben presto quella del diacono divenne una

vera e propria figura ministeriale, che si affiancò

alla figura del vescovo e del presbitero. Si potrebbe

certo obiettare che il servizio è la regola di ogni

cristiano e perciò non può essere considerato una

prerogativa del diaconato. Che ogni cristiano sia

chiamato a servire il suo prossimo nel nome di

Cristo è fuori discussione. Ma appunto per questo

il diacono esiste: per ricordare a tutti che il Cristianesimo

è servizio. L’intera vita del diacono e

la sua stessa persona sono un richiamo costante

e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo

porta con sé.

Il diacono è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo

che serve, del Cristo che per amore si china a

lavare i piedi dei suoi discepoli, del Cristo che si

fa carico delle sofferenze dei più deboli, del Cristo

che proclama la parola del Regno di villaggio in

villaggio, del Cristo che si fa vicino a chiunque è

minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, del Cristo

che offre la sua stessa vita in sacrifico.

Certo non soltanto il diacono farà questo, ma il

diacono lo farà senz’altro e in modo del tutto particolare,

annunciando la Parola di Dio e offrendo

una chiara testimonianza di carità. Che cosa

questo significherà in concreto dipenderà dalle

circostanze, dalle caratteristiche personali, dalle

necessità della Chiesa. Una cosa comunque resta

chiara: il servizio reso nel nome del Signore sarà

per il diacono la via della sua santificazione.

don Luciano Guerri





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